giovedì 25 febbraio 2010

you are beautiful


Arrivo dal blog di Sonialuna , alias mia cugina espatriata a Dublino ormai da anni e che, unica della cinquina ad avere bellissimi capelli rossi, già in Italia era già soprannominata " l' irlandese".
Ha trovato in giro per la sua città alcuni graffiti, che sono parte del meraviglioso progetto "YOU ARE BEAUTIFUL" , che ha lo scopo di diffondere nel mondo un messaggio positivo e di ... speranza? ... per quelle come me che avrebbero bisogno di ingoiare pasticche di autostima quotidianamente. O semplicemente perchè, senza arrivare a questi estremi, "sometimes we need to be reminded", come ha scritto mia cugina.
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Chi, la mattina, correndo al lavoro, non proverebbe piacere nel leggere sul freddo e ferroso cestino della spazzatura un messaggio di questo tipo? La propria immagine riflessa nella vetrina accanto e un pensiero immediato: "Oh, sì. E' vero, I am beautiful."
E la metropolitana si prende con un altro spirito.
A Milano, sinceramente, non ho ancora trovato nè un adesivo, nè un graffito ( spero però di essere smentita perchè il pensiero che l' Italia sia sempre così indietro in queste cose mi infastidisce ).
Comunque, conto di cominciare io appiccicando stickers ovunque, non appena mi arriveranno quelli gratuiti che ho richiesto così .
Potete creare i vostri adesivi e inviarne le foto.
E se avete la fortuna di imbattervi in uno di questi messaggi potete fotografarli e spedirli qui .
Sul sito ci sono anche le immagini di meravigliose collaborazioni e istallazioni.
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Beh, alzate lo sguardo, camminate a testa alta e ... fateci caso: Yes, YOU ARE BEAUTIFUL.
( Sì, siete molto belle. Anche se, come me, in treno vi accorgete che avete il biscotto di vostro figlio attaccato al cappotto. In fondo, sarebbe stato molto peggio averlo in faccia.)

lunedì 22 febbraio 2010

che brutto avere la testa piena e non notare i fiori che nascono

In campagna sono spuntate le prime primule e io non me ne ero nemmeno accorta. Me le ha portate il moschettiere. Che brutto avere la testa piena e non notare i fiori che nascono. Me la immagino dentro: vedo tanti piccoli pasticceri che farciscono le pieghe del mio cervello con la crema. Dovrebbe pesare di più, quindi. E ancorarmi alla terra. Invece no. Io che adoro il suo profumo, che vivrei con le mani dentro a cercar lombrichi e spiare semi che dormono, non riesco a stare attaccata alla mia amata terra. Sarà per i tacchi 12? Non credo.

Ho seminato l' aquilegia ( non è meravigliosa? ) nella speranza che si aggrappi alle pertiche che pianterò nel terreno. Magari prima devo piantarle queste pertiche, se no come fa ad attaccarsi, povera aquilegia. E' come se sapessi che devo farlo ma non lo faccio. E' come se sapessi cosa devo fare ma non riesco a farlo.

Però in realtà non so cosa devo fare. Il mio futuro è nelle mani di persone che hanno abitato il mio passato. Ma non ho scheletri nell' armadio. Ho sempre sbattuto tutto fuori, alla luce del sole. Non sono una persona riservata, pudica. Le macchie sui miei panni sporchi le hanno sempre viste tutti i vicini. E non solo. Nonostante questo, è come se mi sentissi una ladra. Come se nella mia scatola segreta, anzichè conservare biglietti, fiori, ricordi, tenessi bugie e menzogne. Come se.


Anche Francesco ha una scatola. Da quando è nato. Avrei tanto voluto che mia madre avesse cercato di trattenere il suo, il mio passato. Invece sembra tutto sfumato. Avrei voluto una scatola con i biglietti dei treni che prendevano i miei genitori, un nastro per i capelli di mia madre, una lettera. Magari quella che legge in questa foto messa di traverso.

Avrei voluto che non si fosse difesa dalla sofferenza con il muso duro. Ma forse per lei è stata l' unica arma che aveva a disposizione.

Io, che in generale sono molto fisica, a volte vivrei solo di parole e pensieri, problemi e sogni. Vorrei spiegazioni, certezze, soluzioni immediate. Vorrei un libretto di istruzioni per i sogni. Non per i problemi, per i sogni.

Ma ha sicuramente ragione il moschettiere, quando viene a prendermi in cima ad una collina solo per abbracciarmi. Senza dire niente.

Ci credo. Basta guardarmi negli occhi per vedere cosa penso.

Sono come un libro aperto. Basta azzeccare la pagina ( E qui sta il bello ).

martedì 16 febbraio 2010

l' amore ai tempi della scuola

Nella mia scuola delle superiori un gran bel muro - e un minuscolo corridoietto - separavano le sezioni del primo e secondo anno da quelle degli ultimi tre anni.

Fin dai primi giorni la cosa era stata chiara; persino sul piazzale davanti alla scuola la divisione era netta: da un lato giovani e spauriti "primini" e "secondini" che arrivavano dalla fermata del pullman portando enormi zainoni invicta e venivano a scuola con la tuta il giorno in cui c' era educazione fisica. Dall' altro, ragazze taccate che si facevano dare un passaggio sul vialone d' entrata da quelli dell' ultimo anno che già arrivavano in macchina.

Così - appunto perchè la divisione era così netta - il giorno di seconda superiore in cui il G., che frequentava la quarta, mi degnò di uno sguardo, fu memorabile. Non tanto per il suo gesto, quanto perchè io diventai rosso porpora ma un rosso porpora talmente settecentesco che la prof di arte voleva farmi un ritratto.

Pochi giorni dopo il G. bussò alla porta della mia classe e chiese al prof di religione ( merda! proprio in quell' ora doveva arrivare??? ) se "la Paola" poteva uscire un secondo.

Penso che degli sguardi così penetranti addosso non li abbia mai più sentiti. Io, timida come una cozza appena aperta, mi sono alzata e ho camminato con la testa piegata cercando di ignorare gli occhi fissi su di me. Cioè, o il mondo era impazzito e cominciava a girare al contrario oppure solo il G. era impazzito. Ho optato per quest' ultima ipotesi quando, rientrando in classe inseguita dalla prof di arte che continuava a supplicarmi di posare per un ritratto visto il mio colore sempre più intenso, le mie compagne di classe hanno iniziato a guardarmi con un odio tale che avrei voluto andare a seguire matematica nell' aula accanto ( e con questo ho detto tutto ). Il mondo stava girando sempre allo stesso modo.

Il G., quel giorno, era venuto a salutarmi perchè partiva per la gita. Quando tornò mi chiese di uscire, ci frequentammo per un mesetto e poi mi lasciò. Per la gioia delle mie perfide compagne di classe. Il mondo continuava a girare dalla stessa parte.

Io piansi sul letto di mia madre per un' ora intera. Poi mi ripresi, mi alzai e pensai che, in fondo, non era successo nulla di grave. E non lo chiamai mai più. Pensai di essere una figa. Una di quelle "donne" che gli uomini se li mangiano, insomma.

Pensai. Perchè quando mesi dopo, ormai in terza, O. - stesso anno mio - mi mollò per la sua compagna di classe tettona, cominciai a dubitare di essere una figa. Perchè caddi in uno stato di depressione tale che persino le poesie del Petrarca mi facevano piangere. Per non parlare del Decamerone. E - uuuuhhh - la Divina Commedia. Uno strazio. Odiavo Dante che amava Beatrice. E Paolo e Francesca, così lussuriosi.

La mia Smemo era ormai diventata alta 30 centimetri. Ci mettevo di tutto: ritagli di ogni sorta, sigarette spente da O. davanti alla fermata del pullman, lettere di legno, ciocche di capelli. E in mezzo a 'sto casino, scrivevo le mie pene d' amore. Le pagine che facevo erano diventate un po' una moda e le altre ragazze mi chiedevano di compilare le loro. Ma la loro era una vita piatta, senza sofferenze amorose. Così non mi divertivo molto.

I libri - che mia madre ancora oggi conserva in cantina - avevano "O" da tutte le parti. Contornate da margheritine ( sì, ero già conciata male ). Ci mancava poco che inserissi anche un "pop-up" con la foto di O. in mezzo a quello di storia e geografia.

Poi O. è stato dimenticato. L' ho rivisto poco dopo essermi sposata e mi sono detta che di uomini non capivo un' emerita fava di niente.

Così, come da "grande" ho rivisto F.B.

Grazie a lui, il fatto di andare in quella scuola mi era sembrato meno orribile. Io avrei voluto fare il liceo artistico, ma i miei genitori non hanno approvato. Nell' estate tra la seconda e la terza media, però, in vacanza con i miei a Ibiza ( a Ibiza con i mieiiii!!! ), loro avevano conosciuto la madre di questo F.B.

E io mi sono innamorata perdutamente di lui. Per anni, a metà esatta della Smemo ho nascosto la sua foto in costume.

Saputo che lui frequentava proprio quella scuola vicina a casa, ho pensato che non era poi così male. F.B. non mi ha mai cagato di striscio, nemmeno per quei 30 giorni in cui ero la prediletta di G. ( della quarta, eh? ).

Anni e anni dopo, alla 30ma settimana di gravidanza l' ho beccato in un locale dove ero andata a prendere un aperitivo. Ci ha pure provato. Volevo dirgli: "Ma brutto pirla, ti sono morta dietro per anni! Per anni!!! Avrei anche rinnegato G. per te! E O.! E ora ci provi mentre io ho un pancione che se ti tocco dentro cadi??? "

Invece non gli ho detto niente. Mi sono anche un po' lasciata corteggiare. Era la mia piccola rivincita. Mi ha definito il brutto anatroccolo che diventa cigno. Anche qui volevo dargli del brutto pirla. Ma ho continuato a farmi corteggiare. Finchè mio marito è arrivato e mi ha svegliata dal sogno.

L' amore ai tempi della scuola è bello. E' bello perchè è melodrammatico. E' bello perchè puoi scrivere sulla Smemo. Andare al parco d' estate a studiare e baciarti. Salire sul pullmann con lo zainone Invicta e scrivere con il pennarello indelebile "O. ti amerò per sempre", con il cuore alla fine.

"The best way to love people is not to need them. That's the purest love" ( Il modo migliore per amare qualcuno, è di non sentirne il bisogno. Questo è l' amore più puro ).

Io ho e ho sempre avuto bisogno delle persone che amo. Ma a me il mio amore sembra puro.

foto scattata al parco di Monza nel maggio del 1993 durante un pomeriggio di "studio" ( avevo 16 anni ). Notare la catenella all' ombelico, una tamarrata impressionante. E il bracciale rigido sul braccio?

Questa era l' estate in cui O. mi ha mollata per la tettona. Lo trovai veramente molto ingiusto. Avrò anche avuto poche tette, ma compensavo con catenella ( con il delfino attaccato a ciondolo ) e bracciale rigido.

domenica 14 febbraio 2010

il gran sorteggio in maschera

Avrei voluto vestirmi da Biancaneve ma, vista la figura di merda che ho fatto fare a mio figlio lo scorso carnevale conciata da coccinella, quest' anno mi sono risparmiata.

Francesco era vestito da moschettiere ( non l' ho scelto io, giuro ), agghindato due ore prima della sfilata dei carri per il gran sorteggio. Allora io mi sono infilata il mio abito preferito, la mia arma segreta: un Karl Lagerfeld per H&M, acquistato per ben 29,90 euro tre o quattro anni fa. Praticamente alle 11 del mattino giravamo per casa conciati cosi'.

Poi ho chiesto al Moschettiere di fotografare il gran momento del sorteggio ma lui aveva un gran mal di testa ( non capisco perche' poi ... ) e proprio non gli veniva di scattare delle foto decenti.

Cosi' non siamo riusciti ad ottenere nulla di buono, tranne la foto qui accanto in cui lo mando a quel paese ( e in cui ho una grandissima faccia da ebete - scusate, l' ho aggiunto dopo ma sono entrata nel blog e mi sono rivista ... non mi si può guardare!).

Insomma, tra una perdita di tempo e l' altra, ho preso un gran album da disegno, ho preparato i bigliettini con i vostri nomi e ...


video

domenica 7 febbraio 2010

Il libro blogggggoso ... ci vuole una festa. E anche un BLOG CANDY!

Avevo progettato di farlo all' inizio del 2010. Cosi', appena sono tornata dall' India mi sono messa al lavoro.
E il libro blogggggoso* e' nato, grazie a Blurb!
Questo libro e' la storia di una crisi, di una lotta interiore, di una rinascita.
E' la storia di come io e Francesco siamo passati per boschi biu di alberi fitti per arrivare su un prato di campagna dove fare un pic-nic con la coperta a quadri stesa sull' erba.
E la bottiglia di plastica tagliata a meta' in cui mettere le more raccolte.
Comunque, visto che non ricordo - e non voglio ricordare - il giorno in cui ho deciso di aprire questo blog e sfogarmi sfogarmi sfogarmi e guarire guarire guarire ( mah ), ho deciso di non festeggiare questo anniversario, bensi' l' arrivo del libro blogggggoso.
Il mio BLOG CANDY non e' forse accattivante come gli altri ma, visto che ho deciso di dedicare parte della mia vita ( tutta proprio non posso ora, ma e' nei miei progetti ) alla causa "India", anche questo regalo sara' in tema.
So che non basta leggere, so che bisognerebbe andare la' per capire, toccare, vivere l' India, ma credo che quello che c' e' in questi due meravigliosi libri sia utile per assaporare ed immaginare cos' e' davvero.
Come ho gia' scritto , per me i due aggettivi piu' adatti a descrivere l' India sono MAGICA e TRAGICA. E questi due libri spiegano tante cose. Altre purtroppo no.
De "La citta' della gioia" ( Dominique Lapierre ) ho gia' parlato. Descrive Calcutta ( e, in particolare una zona della citta' ) nel modo piu' reale possibile. Per quanto sia possibile. Realmente.
Quando sono arrivata all' ultima pagina ho tirato un sospiro di sollievo. E' stato straziante, devastante. Come vedere Calcutta.
"Il Dio delle piccole cose" ( Arundhati Roy ) e' una meraviglia di scrittura e fantasia. Le sue parole, il suo modo di descrivere mi hanno letteralmente trasportata nel Sud dell' India ( il libro e' stato definito " un banchetto per i sensi" e io confermo ).
Me lo sono divorato in 7 giorni di treno. E avrei voluto che non finisse mai. Le ultime pagine mi hanno rapita, da quanto e' bella la scena d' amore che viene descritta.
Da quanto e' magico.
Nonostante questo, l' aspetto tragico prevale, anche ne "Il Dio delle piccole cose".
Tant' e' che secondo me contiene uno dei passaggi piu' azzeccati per descrivere l' India:
"Quel Dio Grande ululava come un vento caldo e chiedeva obbedienza. Il Dio Piccolo ( ... ), andava via come cauterizzato, ridendo in modo insensibile alla sua stessa temerarieta'. ( ... ) Niente importava molto. Niente molto importava. E meno importava, meno importava. Non era piu' abbastanza importante. Perche' le Cose Peggiori erano successe. Nel paese da cui veniva, avvelenato per sempre tra il terrore della guerra e l' orrore della pace, le Cose Peggiori continuavano a succedere. Cosi' il Dio Piccolo fece una risata vuota, cava e ando' via allegramente. Come un bambino ricco in calzoncini corti. Fischiettava, prendeva a calci i sassolini.
La fonte di questa fragile euforia era la relativa piccolezza della sua sventura.
Si era arrampicato fino agli occhi delle persone ed era diventato un' espressione esasperata."
( scusate, ho tradotto dall' Inglese e sicuramente non e' una traduzione perfetta )
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Allora, se volete partecipare e vincere questi due libri per farvi trasportare prima tra i vecchi riscio' di Calcutta e poi nel rigoglioso, umido, ancestrale sud, dovete semplicemente lasciare un messaggio e, se lo volete, pubblicare la foto che trovate qui accanto sul vostro blog, se ne avete uno. ( La foto rappresenta ancora una volta i contrasti dell' India: la magia dei fiori da portare in dono agli Dei e, subito dietro, la fogna in cui ci si lava e con la cui acqua si cerca di sopravvivere ogni giorno ).
Il "concorso" si chiudera' Venerdi' prossimo, 12 Febbraio e le estrazioni avverranno Sabato, 13 Febbraio.
Per me e' un bel regalo. Spero lo sia anche per voi.
Ora lascio trovare al mio libro blogggggoso un posto in libreria, tra i miei preferiti. E, mentre il Moschettiere torna dal bosco dove e' andato a tagliar la legna, metto in dispensa i semi appena comprati, in attesa che venga il tempo per piantarli in giardino. E poi, aspettando di riabbracciare Francesco questa sera, mi godo lo spettacolo dalla veranda della casa di campagna e metto le uova nelle pagine del giornale, pronte per essere portate dagli amici che ci hanno invitato per pranzo.

* come lo chiama il Moschettiere.

martedì 2 febbraio 2010

io e i miei pensieri autodistruttivi

mi è stato detto che ho dei pensieri autodistruttivi.
mi è stato detto perchè io non me ne ero accorta.
o meglio, so di essere masochista per natura. ma che io avessi dei pensieri autodistruttivi non me lo sarei mai immaginato. io non voglio autodistruggermi.
però quando ho una preoccupazione, non faccio nulla - o quasi - per non pensarci. anzi, faccio di tutto per rimurginarci sopra fino allo sfinimento in modo che poi sono talmente stanca che la mia mente non ha nemmeno più la forza per ricordarsi qual era il problema.
questo forse è un pensiero autodistruttivo? forse sì. forse no.
stamattina sul treno avrei voluto che tutti gli occupanti del vagone venissero intorno a me per abbracciarmi, soccorrermi.
se io avessi uno dei miei attacchi di asma, credo che la gente mi aiuterebbe. credo.
ma sì, credo credo.
ma se un occupante del treno è triste nessuno si muove. troppo sconveniente. così fuori luogo.
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certo che ho dei pensieri autodistruttivi.
nei miei ben trentadue anni, cinquantacinque giorni e qualche ora ho vissuto cose che forse certe persone non vivono in una vita intera. e nonostante questo sono ancora convinta che il mondo sia una nuvola rosa confetto dove tutti si amano. può arrivare il vento, ma gli abitanti della nuvola rosa confetto affrontano le intemperie abbracciandosi.
sarà che il mondo non è una nuvola rosa confetto?
e che io mi autodistruggerò se continuerò a pensare in questo modo?
per ora mi limito a passeggiare nell' inverno avvolta nella lana del mio giaccone.
e a fumarmi il mio dolore e la mia paura in una sigaretta al mentolo.
che so che fa ancora più male delle altre ma è buona.
prima andavo davanti alla tomba di mio padre a lasciare bigliettini, foto di mio figlio, lacrime.
ora sono scappata anche da questo.
ma la paura mi è rimasta, anche se la fumo.
la paura di perdere chi amo è sempre dentro di me.
per attimi ho la certezza che chi mi ha amata non può provocarmi tanto dolore. attimi dopo penso l' opposto. la nuvola rosa confetto diventa nera.
e, anche se il mentolo mi profuma la bocca, il catrame mi entra più nel profondo.
ma non è catrame, è paura.
paura che l' amore di una madre non venga pesato come si deve.
paura di sentirsi ancora giudicati. paura di agire nel bene - sempre - ma di essere fraintesi.
paura di non potermi rifare una vita con la persona che amo.
e che mi ama, nonostante la mia autodistruttività.
forse sulla nuvola rosa confetto che c' è nella mia mente non esiste la libertà.
e l' ingenuità. ma se esiste l' amore, allora l' amore deve essere quello vero, estremo, totale.
devo sforzarmi ancora di più e immaginare una nuvola diversa, magari quella vicina alla mia. con ancora più amore.
adesso strizzo gli occhi e penso penso penso.
penso a come evitare di prendere l' ennesima tranvata in fronte.