lunedì 30 dicembre 2013

Io ho.

Mai come in questo anno mi sono sentita infinitamente felice di non avere piú vicino alcune persone. A prescindere dal male che possono avermi fatto, sono contenta di aver capito certi passaggi, di avere imparato ad andare oltre le semplici apparenze.
Forse, se qualche anno (o mese fa) fossi stata la Paola che sono ora non avrei risparmiato delle parole seduta in quel bar con di fronte una ragazzina che mi stava mancando di rispetto. E magari non avrei nemmeno risposto a quell'email gentile ed educata in cui qualcuno sputava sentenze su qualcosa di infondato. Ed è ancora piú probabile che non avrei mai e poi mai appagato la curiosità di qualche povero pirla parlando di quello che mi stava succedendo dentro.
Vabbè, ormai è fatta. Ormai io sono io. E questo anno in cui ho preso il coraggio di mantenere le distanze non tanto dalle persone (adesso scelgo chi mi sta vicino) ma dai pensieri, è andato.
Mi luccica un dito ma anche il cuore, ho un bambino che suona il pianoforte, l'oceano nell'anima e nei progetti futuri. 

martedì 3 dicembre 2013

I sogni, secondo noi


Nella nostra casa ci sono molti oggetti: foto, gingilli, libri, lampade, scatole, un mappamondo, rubinetti turchi, un cucù, piante (che vivono e quindi non dovrei definirle oggetti).
Ogni anno, in questo periodo, si aggiunge il calendario dell'avvento, che di solito diventa qualcosa che si integra perfettamente con quello che già c'è in casa. Quello di quest'anno è stato appeso in cucina, tra la fila di lampadari che abbiamo sopra al tavolo. Dentro ogni sacchetto ho messo una caramella e un biglietto con un suggerimento per Francesco.

"Non avere confini, il mondo sarà la tua casa"
"Apriti agli altri con amore, alcuni ti tradiranno, altri di daranno tanto"
"Non giudicare nessuno, fai parlare le persone e cerca di capirle"
"Sii amico di tutti"
"Da tutti c'è da imparare, anche dai bambini"

E così via.
Non so quale peso avranno per lui queste parole, ora. So che le conserverò e gliele ricorderò di tanto in tanto, per essere sicura che si ricordi di essere umile e aperto ad imparare, scoprire, provare, andare oltre.
Tra la frasi, le mie preferite sono quelle che lo spronano a non mollare mai, ad andare dritto per la sua strada senza aver paura. E quelle in cui gli parlo dei sogni, dell'importanza che hanno nella sua vita, insieme alla magia. 
Una volta mi ha chiesto se esiste, la magia.
E io gli ho risposto con un biglietto appeso tra i lampadari della cucina. E' quello del 24 Dicembre.



Secondo Francesco i sogni sono importanti, bisogna cercare di ricordarseli ogni mattina e, se possibile, continuare a sognarli anche di giorno. "Fai bene", dico io. 
Per diventare sospettosi e cinici c'è tanto tempo. Per diventare persone tristi, ce n'è ancora di più. 

P.s. Anche questo mese vi segnalo quello che abbiamo creato io e Francesco nei giorni scorsi. Date un'occhiata qui, qui e qui. A presto. 

mercoledì 27 novembre 2013

Un'occasione per indossare la storia (Paola Frani Heritage, Save the date)

Mi piace vestire le donne. Lo faccio con passione, aprendo il loro armadio come se fosse il mio.
E la stessa cosa vale per gli archivi, quelli in cui, passando in rassegna capo per capo, trovo la storia. Immagino l'inizio, le prime idee, la spinta iniziale che fa buttar giù schizzi di modelli, l'elaborazione delle collezioni, stagione dopo stagione, anno dopo anno. 
La creazione di un mondo unico.

Quando mi hanno chiesto di estrapolare una Capsule Collection dall'archivio di Paola Frani è stato così: ho "sfogliato" i capi come se fossero pagine di un libro di storia e ho abbracciato questo progetto pensando alle donne che avrebbero indossato il passato di questo pezzo di storia del costume italiano.
Ne è nata una collezione che parla dei tessuti rappresentativi del marchio Paola Frani, jersey e guaine da portare in outfit casual o da indossare la sera, per sdrammatizzare capi più ricercati. Che poi, in effetti, da Paola Frani anche il jersey è ricercato.
Pantaloni 5 tasche in colori autunnali -ocra, verde bosco- giacche da avvitarsi addosso per sentirsi femminili, capi in guaina che sottolineano le forme, quelle forme che ogni donna deve accompagnare con un abito e non nascondere. 
Questo e molto altro è la collezione Paola Frani Heritage, che sarà disponibile il 29 e il 30 Novembre nel negozio Paola Frani di Viale Pasubio 3, a Milano. 
Io sarò lì per suggerirvi le forme, i colori, i tessuti che più vi stanno meglio. Per aiutarvi a sentirvi bene in quello che indossate. Per sentirvi, come dico sempre, più belle di quanto siate già.

Non mancate, vi aspetto a braccia aperte.

p.s.  Del progetto fanno parte persone speciali. Sono la testa, il cuore, le mani di questa e mille altre avventure.
Le trovate qui e qui.


lunedì 11 novembre 2013

Occhi che ridono

Oggi c'è vento ma non si vede nemmeno una nuvola. È uno di quei giorni in cui si sente quasi il profumo dell'aria pulita.

Sabato pomeriggio è arrivato Turbo, un pointer magrissimo e sofferente che abbiamo preso nella pensione in cui era finito dopo che il suo padrone -cacciatore- lo aveva maltrattato.
Si vedono tutte le ossa e non riesce a sedersi, ma è bravissimo, soprattutto a fare l'ombra del Moschettiere e il cane da riporto con i bambini.
Tosca ha un po' paura di Turbo e non si capisce perché. 

Francesco è felice. 
È felice, gli ridono gli occhi. 
Dai, cosa c'è di più bello di un bambino a cui ridono gli occhi?

In questi giorni sto raccogliendo le foglie cadute per metterle nei sacchi e farne concime. 
È un lavoro rilassante, a parte quando le galline si mettono in mezzo e bisogna cacciarle correndo. 
Con Francesco e i suoi amici aspetto che il sacco sia pieno di foglie per sedermici sopra e vedere se scoppia. 
In effetti, la maggior parte delle volte succede e si deve rifare il lavoro.
A noi, però, non interessa, almeno ci siamo fatti una risata.

P.s. Che poi noi siamo bravi a farci delle risate (e ad inventare cose, queste cose)



venerdì 1 novembre 2013

Il bosco, oggi.

Non scrivo qui da diversi giorni. In realtà, negli ultimi mesi sto scrivendo pochissimo e di questo mi dispiace molto. Questo diario non è diventato meno importante di altri spazi, anzi, proprio perché lo considero una "scatola" in cui riporre le emozioni, le parole, i fatti che scorrono nella mia vita, vorrei riuscire a buttarli dentro tutti, magari in ordine, ben riposti. E' che arrivano in fretta e io li vivo intensamente, come ho sempre fatto, senza però fermarmi un attimo e fermarli nella memoria anche attraverso questo mezzo.

Questa mattina, invece, mi sono seduta in veranda e ho chiuso gli occhi. Mi sono fermata. 
Mi è venuto in mente quando ero piccola e tornavo dal mare guardando fuori dal finestrino della macchina e fremendo per arrivare a casa. C'erano tanti pioppeti - io amo i pioppeti, anche se per molti amanti del verde non sono granché. Quando vedevo i pioppeti, insomma, io sapevo che non mancava molto all'arrivo. E poi ritrovavo la mia cameretta e mentre papà scaricava la macchina, mamma iniziava a mettere su la pentola con l'acqua per cucinare una pasta. Era sempre l'ora di pranzo quando rientravamo dalle vacanze.
E avevo sempre la schiena bruciata, perché non mi stendevo mai al sole, giocavo giocavo giocavo sulla sabbia.

Abbiamo spostato la rete di confine del nostro terreno. Adesso un pezzo di bosco è incluso nel giardino e io ogni tanto vado a passeggiare lì, anche se è da sistemare -e ci vorrà del tempo- ma non mi disturba saltare le radici che sono ancora da togliere o farmi strada tra i rami secchi da bruciare. Le piante mi danno respiro. Le piante mi fanno vivere e so che questo l'ho ereditato da mio padre. 
Lui che si affannava a sistemare il giardino della casa al lago e insisteva perché andassi con lui a fare un giro al giardino botanico, al mare. 
Io che adesso pagherei per essere lì, seduta insieme a lui sul bordo di quel piccolo laghetto accanto alla fontana che mi ha suggerito il nome di mio figlio.
E' solo che da sedici anni non posso più farlo con lui che oggi, in questo giorno di sole in cui il bosco è meraviglioso, mi manca da impazzire.

lunedì 14 ottobre 2013

Delfini

Erano quasi le sei di sera, quasi il tramonto. E noi fluttuavamo in canoa su un piccolo affluente del Rio delle Amazzoni, verso la nostra capanna. Avevamo trovato quel posto telefonando ad un tipo scovato sulla nostra adorata Lonely Planet Brasile. 
Era stato un viaggio lungo da Manaus. Avevamo gli occhi pieni di tutto e i cuori un po' spaventati dai piranha e dai caimani, dai racconti sulle anaconde e dai colori di quell'acqua che chissà cos'altro nasconde.

Erano quasi le sei di sera, dicevo, e abbiamo visto dei delfini. Rosa. 
Io per anni l'ho dimenticato. Poi stasera ne ho sentito parlare e, un flash: quel tardo pomeriggio, noi con le guance rosse, le zanzare che riempivano l'aria, la voglia di rimanere lì, in quella cornice di mondo che non era più mondo ma paradiso, i delfini di fiume che accarezzavano l'acqua e sfioravano la canoa.

I delfini hanno segnato un po' la mia vita, la nostra vita. 
E Francesco è un po' un delfino: a volte giocherellone, a volte silenzioso e riservato. A volte maldestro, mai fermo, a volte sinuoso e delicato. E' un delfino perché ha una testolina che lavora sempre e avverte gli stimoli che gli arrivano, li trasforma, li fa suoi e poi ti sorprende.

Io e le cose dimenticate nel tempo. Le persone che sono state di una vita fa e poi ritornano, per caso. Oggi ho parlato con un'amica di quella vita ed è stato bello. E' stato come quella sorpresa che mi ha regalato il fiume, quel quasi tramonto di dieci anni fa.

lunedì 7 ottobre 2013

Pensieri da una veranda con intorno la pioggia

Questa mattina stavo aspettando una persona, in macchina, sotto la pioggia. Guardavo le persone passare: il muratore con il camion, la signora con la borsa della spesa, il tabaccaio che tirava su la serranda del negozio, il tipo in giacca e cravatta che correva a prendere la macchina guardando l'orologio. Mi sembrava di essere in uno di quei libri illustrati da Richard Scarry -avete presente, no? Quello di Sandrino. 
Scene di vita quotidiana. È che questa mattina mi sembrava diverso. 
Mi sono chiesta se fossero felici di fare quello che fanno, di correre o di andare lentamente verso il supermercato con la borsa di paglia. 

Quando sono arrivata a prendere Francesco a scuola, dopo aver fatto qualche commissione, ero un po' giù, dannata pioggia autunnale che ti entra nelle ossa e nella testa. 

Abbiamo acceso la stufa in veranda e in questo momento Francesco, dopo aver fatto un compito in cui gli veniva chiesto di parlare (ancora) di vacanze, sta guardando un cartone animato dove una tipa comunica con gli animali. Esattamente come io faccio con le piante (e anche lui).

C'è anche che poi questa mattina un mio amico mi raccontava che ha incontrato un signore anziano, amico di suo padre, che si ricordava di quando era piccolo e l'ha commosso dicendogli che l'ha visto nascere. E sí, anche questa è una storia semplice, di vita quotidiana, ma poi ci siamo detti che noi due siamo persone sensibili e anche io un po' mi sono commossa.

Vabbè, questo è un post cosí, di pensieri buttati giù in una veranda che ha intorno la pioggia. 
Vado, nel cartone animato qualcuno ha appena sparato un rutto e devo riportare Francesco nella realtá. Spegnendo la tv e aprendo un libro.

(A proposito di autunno, di foglie gialle e rosse -che sono sottointese- e di compiti, ecco qui, qui e qui quello che io e Francesco abbiamo preparato)

lunedì 30 settembre 2013

Lo stile quotidiano, una chicca. (Un pdf in omaggio)

Un'altra fastidiosa mezza stagione è alle porte. 
Mentre i colori della natura cambiano, c'è chi anche quest'anno sarà costretta a ricnorrere i cambiamenti del tempo cercando di sentirsi bella, diversa, nuova...e pronta per il freddo che sta arrivando. 

E' questo il periodo in cui ricevo più richieste di consigli su come abbinare o su cosa acquistare di nuovo per evitare di bloccarsi di fronte al fatidico armadio aperto (e pieno di vestiti).
Per questo, ho pensato di regalarvi una chicca che potete scaricare e cominciare a fare vostra, entrando nella mentalità de "Lo stile quotidiano", che vorrebbe che ogni donna si sentisse soddisfatta di quello che ha nell'armadio e bella, bellissima nei suoi difetti e nei vestiti che porta.

Partite da qui.
Guardatevi.
Osservate i vostri punti di forza.
I vostri difetti. 
Aprite il vostro armadio.
Selezionate i capi senza paura: meglio pochi ma buoni.
Impostate il vostro stile in base ai colori che vi piacciono e alle forme che vi stanno meglio.
Continuate a leggere (qui) e preparatevi a non aver paura di cambiare o semplicemente rivalutare.

Buon divertimento. 
Vi assicuro che ne varrà la pena: una donna sicura del proprio stile si vede (e si fa del bene).

martedì 17 settembre 2013

Tradizioni {le nostre e non}

Quando Francesco torna dal week-end con il suo papà, la domenica sera, mangiamo la piadina. Ci mettiamo dentro prosciutto cotto e formaggio e mai niente altro. Abbiamo questa tradizione che, anche se può sembrare una stupidata, è stata una delle cose che ha aiutato Francesco ad abituarsi al ritmo del rientro.
Così, quando mi fermo a pensare, mi capita di immaginarlo seduto a tavola con la sua piadina in mano e mi fa tenerezza.
È una tradizione moderna, si può dire, un'abitudine che per noi ha del significato.

La scuola è cominciata e lui, nel primo compito in classe in cui gli veniva chiesto di parlare delle sue vacanze, ha scritto che è andato in vacanza con i suoi genitori. Quando io e il Moschettiere gli abbiamo domandato perché avesse scritto così lui, in modo del tutto naturale, ci ha detto che non sapeva cosa scrivere.
E poi ci ha guardati con quel sorriso sdentato che ha da quest'estate. A me è venuto un po' il magone e poi, ripensandoci, la sera, ho capito che ora che è cresciuto, ha bisogno di indicazioni pratiche su come descrivere la sua famiglia e il suo stile di vita. In effetti, a scuola non può dire che il Moschettiere è suo fratello, come fa in casa. 

Il giorno dopo questo episodio, facendo i compiti a casa, abbiamo letto una pagina del suo libro in cui erano disegnati tre bambini che raccontavano qualcosa che non ricordo. Uno di loro diceva che svolgeva quella cosa (che continuo a non ricordare) proprio quando tornava a casa dal week-end con il papà. E a Francesco si è illuminato il viso. E anche a me. Ha visto che certe cose si possono e si devono dire e anche scrivere.
Vorrei potergli dire che è molto meglio che papà e mamma continuino a volergli bene abitando in due case diverse, piuttosto che trascorrere una vita triste e povera d'amore, ma aspetto che lo capisca da solo. Perché so bene che lo capirà presto.

Ieri, al Palio di Asti, abbiamo mandato una foto a suo padre. Una foto in cui Francesco si tappa le orecchie per paura del botto della falsa partenza. È una bella foto, mi piace.
Ci diamo divertiti. È una tradizione che capisco e condivido in parte, ma è stato inaspettato osservare le dinamiche del Palio, sentire i fantini che litigavano tra loro, le trombe suonare prima della partenza delle batterie e vedere i cavalli arrivare velocissimi mentre Francesco e i suoi amici li aspettavano eccitati.
Facevo solo io il tifo ma non importa. 
E il Moncalvo non ha vinto, pazienza.
Sarà per il prossimo palio, come da tradizione.



P.s. Non potevamo non lavorare per l'inizio della scuola (e non solo). Guardate qui, qui e qui

domenica 1 settembre 2013

Quando si torna

Quando vivevo ancora con mia madre sfruttavo fino all'ultimo giorno di vacanza. Strizzavo il tempo arrivando la sera prima di ricominciare l'università o il lavoro. Disfavo le valigie e, lo ammetto, con la scusa dei miei impegni, lasciavo a mia madre la gioia delle lavatrici e tutto il resto. 
Non c'era la frenesia di tornare a controllare se in casa andava tutto bene, se le piante erano sopravvissute, se gli animali avevano combinato qualche casino. Si tornava e basta. 

Ora la voglia del proprio letto, del proprio cuscino, del proprio bagno fanno prenotare gli aerei con giorni di anticipo. E quando si arriva si gira per la casa riconoscendo profumi e oggetti; alcuni libri non ancora letti, nel frattempo, sono saliti in graduatoria, dopo che quelli spulciati durante le vacanze sono stati archiviati sullo scaffale dei preferiti o di quelli -ma sì- passabili.
C'è sempre sul tavolo la busta che deve essere portata in comune e la telefonata rimasta in sospeso perché tutti gli uffici chiudono i primi giorni di agosto.
La scuola si riaffaccia e si riguarda la pagella dell'anno appena passato, sbirciando con tenerezza quel biondino che in vacanza ha trovato un'amica dai riccioli neri e si è tuffato con lei tra le stelle marine.
E poi c'è il giardino, che esplode di lavoro. E io, io lo ringrazio sempre per questo.

P.s. Io e Francesco non stiamo mai fermi, si sa. E anche nel mese dell'ozio (o dell'avventura) ci siamo dati da fare. Se volete scoprire cosa abbiamo combinato, cliccate qui, qui e qui



mercoledì 28 agosto 2013

Racconti al ritorno da un fiore disperso nell'oceano

Flores ci ha fatti innamorare, ancora di più, se possibile.
Ci ha rapiti, lasciandoci esplorare le sue foreste e le sue baie turchesi. Ci ha affascinati con i suoi platani a costeggiare strade in compagnia di ortensie e fiori tropicali. 
E il suo oceano ci ha regalato tesori di pirati, caverne e squali lanciati sul molo dai pescatori rientrando la sera, stelle marine che volevano abitare ai nostri piedi e scogli fioriti buttati là, a pochi metri dalla riva.
Ci siamo innamorati, è vero.


martedì 6 agosto 2013

D'estate

Finalmente ho finito di mettere a dimora tutte le rose che mi sono arrivate. È stato un lavoro pesante, un po' per il caldo, un po' perché la voglia di vederle tutte al loro posto ha offuscato la mia pazienza, quella famosa dote che ogni giardiniere ha. 


Nei giorni scorsi è finalmente venuta a trovarmi una persona, che penso di poter definire un'amica. Con lei, passeggiando sul mio pick-up sulle colline del Monferrato, abbiamo parlato anche di amicizia e di quello che significa. Sempre che a cose così grandi si possa dare un significato.
A volte è semplice, basta parlare e le cose arrivano facilmente, senza sforzi, come se fossero cascate di un torrente estivo, di montagna.
Poi ci sono i rapporti difficili, quelli che non si capiscono al volo o anche dopo anni e che fanno pensare. Io, però, ho deciso -un'altra volta- che le persone che mi stanno vicino mi piacciono e le voglio conservare con le loro frasi strane o i loro comportamenti che io cerco di leggere come se fossero anche loro dei fiumi.

Francesco mi manca, inutile dirlo. Penso alla festa a cui siamo andati insieme prima che partisse. Quel giorno ci siamo divertiti, tra i campi ormai rasati come se fossero stati di barba e ancora gialli, punzecchiati da grandi balle di fieno che sembrava rotolassero giù per le colline.
Il Moschettiere si è anche "perso" dietro il bancone cercandomi la gazzosa e si è fatto un'altra birra fresca, ridendo con gli amici.

Ho scattato una foto a Francesco, appoggiata al muro della chiesetta. 
Lui, seduto sulla colonnina alla fine della scala di pietra, mi ha ricordato quando io andavo in montagna con mia mamma e ci mettevamo sempre sulle scale di pietra a masticare fili d'erba.
Lui, però, è  biondo e io ero un po' rossiccia. 



giovedì 25 luglio 2013

Catapulte

Ogni volta che rapporto il mio lavoro al luogo in cui vivo mi viene in mente una sola parola: catapulta. Oggi è il mio primo giorno di vacanza, dopo la fine della campagna vendite di quest'estate e sono sicura che la stanchezza non c'entra nulla con la sensazione di essere stata sbattuta in un altro mondo, come succede ad ogni inizio e ad ogni fine campagna vendite. Che sia in una direzione o in un'altra, che sia cioé dalla campagna alla città o viceversa, non conta. 
Anche se sono a casa mia e questa mattina ho aperto la finestra della cucina e ho ritrovato il panorama che amo, anche se non vedevo l'ora che accadesse...beh, mi sento come se fossi appena atterrata da un altro pianeta. 
Dal bianco e oro dello showroom al colore variegato delle rose che devo mettere in terra il passo non è breve. Ma è un viaggio a cui mi piace ripensare, quando arrivo al traguardo. 
Anche questa stagione ho imparato qualcosa e, come ho scritto questa mattina alle persone con cui ho lavorato questo mese, non è cosa da poco.

Nonostante la stanchezza credo che sia importante pensare che mi sto arricchendo ogni giorno. E che ogni persona che incontro mi fa pensare, a volte sognare, altre volte cantare o ballare, come è successo ieri sera. 

Vado a dirlo a mio figlio, che siamo ricchi.

p.s. a proposito di catapulte, leggete qui.

giovedì 18 luglio 2013

"Lo stile quotidiano", il mio libro.

Da questa sera trovate su Amazon il mio e-book, "Lo stile quotidiano" (ecco il link).
Poche parole per dire che lì, in quel centinaio di pagine e in quell'ottantina di set c'è parte della mia vita
Ci sono gli anni (tanti ormai, invecchiando succede anche questo) del mio lavoro nella moda e l'esperienza, la passione, gli armadi aperti e ricostruiti, la voglia di andare oltre le vetrine e le passerelle e di avvicinarmi alle donne cercando di tirare fuori la loro anima attraverso i loro abiti.
Ci sono i colori, che nella mia vita hanno un ruolo fondamentale e a cui dono ogni giorno una grande responsabilità: quella di farmi esprimere chi sono.
Ci sono le forme, le proporzioni, le geometrie che sono questioni personali, da sentirsi addosso per far parlare il proprio corpo.
Ci sono le occasioni. La vita di tutti i giorni, che tenta quotidianamente di uniformarci ma che non deve vincere sul nostro stile, ma anche i momenti in cui si devia il percorso e si vivono le sere, i viaggi, gli incontri con persone importanti, i discorsi in pubblico, le feste.
Ci sono le estati, che arrivano felici e spesso ci sfiancano. E gli inverni, che offrono scuse per coprirsi (e coprire l'anima).
Ci sono le donne. E le donne sono tante, come sono tante le cose che le contraddistinguono nelle forme, ma soprattutto nei loro desideri.
Questo libro nasce proprio da questo, dal concetto di differenziazione al di sopra dell'omogeneità, di personalità al di sopra dell'omologazione. Nasce dal desiderio di dare la possibilità ad ogni donna di essere se stessa e di farlo con stile, di aiutarla ad esprimere chi è, cosa ama, cosa vede all'orizzonte giocando con il suo corpo, la sua pelle, le sue gambe. Senza paura.

Ogni donna può riuscirci, ve l'assicuro. Come, lo scoprirete leggendo "Lo stile quotidiano".

A presto.

martedì 9 luglio 2013

Un mondo in sette anni

Le campagne vendite sono momenti sempre complicati. In showroom si trotta. Certo, non si salvano vite e le emergenze sono sempre relative, ma c'è chi ancora non ha chiaro questo concetto. Dopo tanti anni ho imparato a fregarmene: ho pianto troppo i primi mesi di lavoro in Loro Piana, quando ero una ragazza spensierata che si chiudeva in bagno cercando di togliersi di dosso brutti gesti e brutte parole.
Da quando vivo in campagna, poi, è un attimo pensare alla felicità di trovare il mio mondo puro e selvaggio tornando a casa. 

Francesco ha compiuto sette anni. È nato il sette sette di sette anni fa. Ed è un piccolo uomo che comincia a cercare di farsi spazio tra i principi rigidi di sua madre facendole credere di essere un ribelle. Poi la sorprende accarezzando una rosa e dicendole il suo nome. Ha in testa una miscela di nomi latini (tra i quali preferisce Hibiscus e Cytisus), francesi (la sua rosa Meilland preferita è "Pierre de Ronsard") e inglesi (questi, però, li traduce e chiama "sirena" la rosa "Mermaid", che adora).
Non so dove lo porterà tutta questa sensibilità. Chissà. Si porterà a spasso la sua valigia piena di ricordi di campagna, di nomi botanici, di orto e bordure e forse conquisterà una donna o un giardino. O un suo mondo, fatto anche di album di figurine, mostri da far combattere tra loro e case infinite di lego.

Il mio libro uscirà tra poco. Lo stanno impaginando! La Ferragni direbbe "can't wait!". Io dico solo che la prendo così, come un'altra delle cose che ho fatto con passione e in cui ho parlato apertamente e onestamente. Perché la moda deve essere pulita e trasparente. 
La prendo come una bella sorpresa. Che spero di regalare a chi vorrà.


P.s. Siamo gente fantasiosa, noi. E mica ci occupiamo solo di rose e vestiti! :) 

mercoledì 26 giugno 2013

Francesco e il colore verde

Forse non sono nessuno per scrivere del verde, ma lo faccio come se parlassi di mia madre o delle persone che amo. Nei confronti di Madre Natura ho in più un atteggiamento di pura gratitudine, perché tutto quello che mi regala è spontaneo.
Con Francesco sto cercando di non calcare la mano. Vorrei che rimanesse affascinato dalla natura proprio come lo è ora, anche nel tempo, da adulto. E che insegnasse ai suoi figli e a tutte le persone che incontrerà quello che sta imparando ora osservando le foglie, i loro margini, il loro colore, e riconoscendo qualche albero.
So che arriverà un momento in cui questi prati e questi boschi gli staranno stretti e forse sognerà e realizzerà una fuga verso qualche metropoli. Non importa, potrà vivere in un grattacielo, ma quello che sta entrando nella sua testolina ora non andrà più via. 

Ora è al mare e la prossima settimana partirà per un campus in montagna, in un rifugio a 1800 metri. Lo so, lui saprà goderselo (anche se non so come se la caverà con le lunghe camminate in salita, visto che il Moschettiere gli offre di solito le sue spalle).
Beh, quel che è certo, è che ogni istante che lui trascorre circondato da quel meraviglioso colore che è il verde, sarà un attimo in più di bellezza.

p.s. Ecco cosa fa Francesco, ogni tanto, nei suoi pomeriggi assolati di campagna.

lunedì 24 giugno 2013

Racconti al ritorno da un giardino con il mare intorno

Siamo partiti con la tenda, passando dalle montagne e arrivando in un giardino rigoglioso e profumato. Intorno c'era il mare. Cristallino, selvaggio, con i tronchi lasciati dalle onde sulla spiaggia.

È stato bello, il vento non ci ha fatto mai sentire il caldo e il sole ci ha permesso di godere del colore dei fiori. Abbiamo visto villaggi arrampicarsi sulle colline fresche, romantiche, quasi sentimentali.
Il sud della Francia è il posto in cui abbiamo coronato il nostro amore a tre e, tornando da questi bellissimi giorni, abbiamo capito che è cambiato poco da quell'estate di quattro anni fa.
Beh, qualcosa è cambiato, in realtà. Certi fantasmi sono stati cacciati e su quella terra dove le foreste si gettano in mare felici c'eravamo solo noi (e gli amici e le persone che abbiamo incontrato con grande gioia).






venerdì 14 giugno 2013

Una giornata intensa, molto intensa

Ieri mattina ho dato l'esame finale del corso di progettazione del verde. È stata un'enorme soddisfazione, un po' perché è stato il risultato di un anno di lavoro, un po' perché mi è stato detto che il mio progetto aveva una bella impronta personale, in cui il mio approccio al colore traspariva molto. E a me piace quando gli altri capiscono l'importanza che ha il colore per me.


Poi sono passata a prendere mia madre e abbiamo pranzato insieme. Nonostante le sue chicche mi abbiano fatto come sempre sorridere (e decisamente vergognare), quando penso ai momenti che trascorro con lei li trovo preziosi. Preziosi davvero.

Mentre lei, seduta sulla panchina all'ombra in un parchetto di Milano, guardava inorridita lo spettacolo di un signore che sfoggiava i suoi attributi girovagando tra i vialetti, io ho affrontato un colloquio che si è rivelato decisamente impegnativo.

E poi l'ho accompagnata in stazione e lì ho trovato un'amica. Abbiamo fatto una passeggiata fino al posto in cui abbiamo ascoltato il discorso di una persona che volevo incontrare da tempo. Mario Calabresi mi ha regalato ancora speranza, come quel giorno in cui ho letto uno dei suoi libri tutto d'un fiato, con l'adrenalina in corpo, la pelle d'oca e, soprattutto, la voglia di alzarmi e correre come una matta verso i miei sogni.

La sera, tornata a casa, non sono riuscita a dormire subito. Ho letto qualcosa della persona che considero la mia maestra in giardino, Vita Sackville West. E ho sognato fiori, fiori e ancora fiori. 

martedì 11 giugno 2013

Verso l'arte

Ieri alla scuola d'arte ho parlato un po' con colui che sarà il futuro maestro di pianoforte di Francesco. Io ero affascinata da quel palazzo del '300, con grandi scale di marmo, affreschi. Dal giardino in ombra che ho scoperto affacciandomi alla finestra mentre Francesco faceva una scala al pianoforte. Lui mi parlava di jazz e poi del fatto che ha il pollice nero e che per lui una pianta ha vita propria, non ha bisogno di cure.
Un po' è vero. Probabilmente le piante sono gli esseri viventi più intelligenti che esistano, visto che sono ancorati alla terra ma hanno trovato da sole il modo per nutrirsi, vivere, riprodursi. Mica possono alzarsi e andare a procurarsi del cibo. O andare a zonzo cercando l'amore della loro vita.
E' che il giardinaggio è un'arte non compresa. Forse si pensa solo alla fatica che può comportare la cura di una pianta o di un fiore. Ma quando sboccia una rosa o si apre il paesaggio di un campo di fiori o ancora si scatena una cascata di fiori profumati che cadono elegantemente dalle fioriere di un balcone, beh, allora chiunque ne rimane colpito. Solo che forse in tanti fanno fatica a concepirlo come arte, a riuscire a godere dei colori, dei profumi.

Forse tutto è una forma d'arte nel mondo. Perché l'arte è qualsiasi espressione del nostro dentro. E c'è chi ha dentro la musica, chi ha dentro i fiori, chi un quadro, chi un piatto da portare in tavola. Tutto.

Tre bambini ieri hanno corso le scale in fretta per andare verso l'arte. C'è chi ha suonato la cornamusa, chi la chitarra elettrica, chi il pianoforte. 
Chi ascoltava i suoni osservando un giardino. 




p.s. A volte l'arte si esprime in piccole cose. A volte, anche piccolissime (come queste).

venerdì 31 maggio 2013

Mi succede ancora

...di tornare bambina. Nelle risate, nelle scoperte, nelle delusioni.
A volte guardo Francesco e mi sento come lui quando mi chiede di fermare la macchina per raccogliere un fiore. O forse è lui che è come me.
Beh, lui ha quella cosa che si butta sul divano piangendo perché è rimasto male per qualche cosa. E io vorrei fare lo stesso: piangere in modo straziante, con le lacrime grosse, rotonde, e farmi diventare le guance rosse come le sue. E poi, se mi fanno il solletico, incomincio a ridere e mi dimentico il dispiacere.
Francesco ora sa riconoscere alcune piante guardando le foglie o la corteccia. Mi viene da piangere quando mi fa queste cose.

Il Moschettiere ieri sera è arrivato a casa con un regalo per Francesco. E lui, che odia il calcio, ha giocato a pallone per un bel po' prima di cena.
Rientrando in casa mi ha detto "Per amore, si fa anche questo".

p.s. Ehi, anche io ho avuto un regalo (disse Paola con gli occhi a cuore)

giovedì 23 maggio 2013

Nonostante tutta questa premessa

Gli oroscopi non mi piacciono, mi mettono ansia. Se sono in macchina e alla radio ne mandano uno, io cambio frequenza. E i primi giorni dell'anno - uuuh - è uno strazio perché tutti ti vogliono dire cosa farai, come starai.
Ci sono volte, però, che nonostante tutta questa premessa, mi viene voglia di sapere cosa dicono le stelle sul mio futuro (si chiama masochismo). E la scorsa settimana è stata una di quelle volte.
Come tutte le volte precedenti, sono stata ben attenta ad andare a cercare il contesto giusto, quello che l'oroscopo mi diceva chiaramente di lasciar perdere. E sono stata fortunata, ne ho trovato più di uno.
Poi, ecco, come sempre mi sono pentita di aver letto l'oroscopo.
Anche tornando da Torino, domenica, in macchina, mentre piangevo sotto gli occhiali da sole, ho dato a lui la colpa. Come si può dare la colpa ad un oroscopo?
Non lo so, so solo che poi, quando realizzo che mi sono sfogata e magari ho pianto perché, così, ho tenuto tutto dentro e non ho vomitato tutto come serve a me, allora l'oroscopo sparisce.
E ritorno io, piano piano, con gli occhi rossi e le scarpe alte che affondano nella terra. Si chiama resilienza, questa spinta che ti fa rialzare.
C'è una mia amica che, puntuale come un oroscopo, mi aveva nominato questa parola all'inizio dell'anno. Ora credo se la sia dimenticata ma, lo so, presto riuscirà a ripeterla millemila volte davanti allo specchio e poi se la ristamperà sul cuore.

venerdì 17 maggio 2013

Fratelli, libri e anelli di carta

Ieri è arrivato da noi il fratellino di Francesco e io ho trascorso la mattina ad emozionarmi per lui, in attesa che tornasse da scuola e lo trovasse in cucina a gattonare.
E' rimasto senza parole. E dopo un attimo si è buttato a terra con lui.
Sono contenta di tutto questo, è quello che volevo. E questo è solo l'inizio del loro percorso insieme.
Su questo diario rimarrà scritta la pagina della prima volta in cui L. è stato qui da noi a dormire, ma anche quella che vede due mamme unite da un affetto semplice e consapevole del fatto che i loro figli meritano questo e molto altro.

Tra poco uscirà il mio libro (o manuale, che dir si voglia) e ancora non ho realizzato se sarò pronta a seguirlo, a sentirmi dire cosa ne pensano gli altri, a vederlo come una creatura che è frutto di tanti anni di lavoro ma non vuole e non deve essere pretenziosa.
Come tante cose nella mia vita, è arrivato all'improvviso e ha rubato con voracità una parte dei miei giorni e ora che deve solo essere incorniciato e presentato alla società mi sembra di dovergli già qualcosa, come se fosse un figlio.

E' passata la festa della mamma, ormai da giorni. E l'abbiamo trascorsa vestiti d'estate. Francesco mi ha preparato un disegno e per l'ennesima volta mi ha assicurato che mi regalerà una serra. 
Per ora, mi accontento (e alla grande) di oggetti fatti di carta. E nel cuore spero che ritornino presto le gonne svolazzanti e leggere dei giorni scorsi mentre sì, lo ammetto, sogno anche di avere una serra. Prima o poi.



lunedì 13 maggio 2013

Stylish Monferrato

C'è questo mercatino, a Casale Monferrato, ogni secondo week-end del mese, dove si comprano passamanerie e gioielli vintage, mobili di modernariato, dischi, lenzuola di lino ricamate.
Quest'anno, un po' per l'operazione al ginocchio, un po' perché non lo so, non ci sono andata molte volte e, tornandoci sabato scorso, ho pensato di essere stata proprio una stupida.
C'è una bancarella, in particolare, che mi piace terribilmente. Vende gioielli vintage e tra i tanti ci sono sempre pezzi di Kenneth Lane, Coro, Chanel, Valentino.
Dall'inizio della mia carriera di cercatrice di pezzi vintage, venti anni fa, ho cambiato diverse volte preferenze e, se intorno ai vent'anni non potevo non ricoprirmi di bracciali in bachelite, ora non posso fare a meno degli orecchini. 
Li conto tra gli accessori che, con più semplicità, può deviare un look verso la direzione che voglio fargli prendere: con un paio di jeans stracciati metto solitamente delle perle piccole e semplici, con un abito basico, in colori neutri, indosso grandi orecchini colorati.
Complice il caldo che è finalmente arrivato, penso di archiviare per un po' la bachelite nera (aspetterò settembre per usarl ancora, quando la pelle sarà abbronzata e avrà perso quel velo di rosso che arriva la sera, dopo una giornata al mare) sostituendola con i colori: il verde con il cipria, il giallo con il bianco, il blu con il verde, e così via, verso l'estate.

Orecchini vintage Valentino

martedì 7 maggio 2013

Le cose che so fare (e le novità che stanno sbocciando)

Quando ho cominciato a lavorare, mi ricordo che un giorno mi sono fermata e ho pensato: "Ehi, sono capace!". Perché quando studiavo e facevo lavoretti saltuari non avevo mai avuto questa conferma. Semplicemente, vivevo nel dubbio del: "Ma poi, quando sarò io seduta ad una scrivania e mi arriveranno le email e le telefonate e mille altre cose...sarò capace di lavorare davvero?".
Poi, piano piano, si sono delineate meglio le attitudini, le capacità e anche le passioni. Altre ne sono nate, maturando. 
E ora, che ho quasi 36 anni, sono diventata competente su cose che mi facevano paura, proprio perché erano così indefinite, creative. Non sono mai stata una ragioniera, insomma. Ci sono stati momenti in cui - giuro - avrei voluto fare la vigilessa, star lì in mezzo ad un incrocio e vedere il traffico scorrere in modo regolamentato e all' interno di corsie ben predefinite. Ecco, avrei voluto questo per un po'.
E invece la mia indole sognatrice che mai smette di pensare, progettare, creare, mi ha portata dove sono. Se mi guardo indietro mi vedo su una mongolfiera, trasportata dal vento che solo poche volte ho ostacolato abbassandomi di quota. 

Insomma, le cose che so fare sono quelle in cui ho creduto. 
Da poco ho scritto un libro e l'ho fatto di getto, come molte altre cose che fatto nella vita, appunto. Uscirà a fine maggio e per me metterlo in vendita significa anche regalare un pezzo del mio lavoro e parte del tempo passato in showroom o davanti ad armadi sconosciuti cercando di far sentire più belle molte donne.

Ma anche in questa fase della mia vita percorro due strade che sembrano parallele ma che in realtà si incrociano spesso nella moltutudine di colori e nella ricerca dello stile e della perfezione degli accostamenti. 
Ormai lo sapete, i fiori sono parte di me, proprio come lo sono i tacchi. Senza fiori e tacchi non sarei io. E così è nato "Giardini e Giardinetti", il sito in cui parlo della mia attività extra-showroom, quella di progettista di giardini (Anche se io preferisco i giardinetti, mi fanno tenerezza e si lasciano riempire di piante in modo più semplice e naturale).

E poi, visto che noi siamo creativi ma anche un po' abitudinari, portiamo avanti i nostri vecchi progetti. Ora che la primavera sembra essere finalmente sbocciata, la portiamo anche in casa e la attacchiamo sui biglietti per far felice qualcuno.

Mi piacerebbe, comunque, far contento anche chi avrà la voglia di leggere il mio libro e chi seguirà Giardini e Giardinetti. 
Per ora, un grazie a Lagom Sciué per avermi permesso di parlare dello stile che più mi piace, quello quotidiano, e per avermi fatto trovare questa frase che, oggi ma anche sempre, è perfetta per me:

"Una mente creativa sopravvive
a qualunque genere e tipo di cattiva educazione"
lo ha detto Anna Freud

lunedì 6 maggio 2013

Ti racconto il coraggio, #senzamacchiasenzapaura


Onestamente, vado fiera delle scelte che ho fatto nella mia vita. Non dico che non siano discutibili e a volte mi dilungo in spiegazioni - spesso dolorose - per fare capire, anche se solo lontanamente, il coraggio che ho riversato nelle mie gambe per prendere una strada invece di un' altra.
Ci sono stati momenti in cui mi è bastata una frase per decidere, un mucchietto di parole che in quel momento si sono incastrate perfettamente come in un puzzle facendo scattare nella mia testa un meccanismo automatico, ben oliato e perfettamente funzionante che ha fatto muovere le mie gambe, le mie braccia, il mio cuore.
Non mi sono mai fermata, nemmeno ora, nonostante abbia timore per questo futuro indefinito e per quel piccolo di quasi sette anni che ora legge, scrive, conta ma ancora non sa che nel mondo ci sono cose talmente grandi e persone talmente forti da influenzare le nostre vite.
Penso a tutte le mamme che provano le stesse cose e non possono scappare, vanno avanti cercando di travolgere i propri figli con l' entusiasmo, la determinazione, la speranza che - sempre e comunque - bisogna avere.
Per questo ho accettato di partecipare alla campagna Eucerin: mi ha permesso di parlare e di farlo come donna e come mamma. Non solo, mi ha chiesto di aprirmi e di raccontare il coraggio, che è una cose che cerco quotidianamente di trasmettere a mio figlio, attraverso i suoi oggetti, le sue sfide, i rapporti che ha con gli altri.
Facile non è, ma i sogni vanno cercati, consumati, inseguiti senza paura. Stando fermi, infatti, si può solo sperare nella fortuna. E, si sa, la fortuna aiuta solo gli audaci.

Per partecipare al concorso Eucerin «Senza Macchia, Senza Paura», tirate fuori il vostro coraggio e raccontatelo con non più di 140 caratteri sul tema #senzamacchiasenzapaura. 
In palio ci sono 10 abbonamenti a Donna Moderna con instant win. 
I testi migliori verranno premiati (tramite valutazione di una giuria) con 2 smart TV Samsung e la possibilità di diventare “testimonial Eucerin” all’interno di uno spazio Pubbliredazionale su Donna Moderna.
Trovate qui tutti i post relativi all'iniziativa.





giovedì 2 maggio 2013

La mattina, i bambini.

Quando accompagno Francesco allo scuolabus ci sono sempre due bambini - che avranno più o meno 10 anni - che sono già sul pulmino. Arrivano dalla "Casa dei bambini", così la chiamiamo noi, una casa-famiglia che si trova appena sopra la salita di casa nostra in cui vivono ragazze madri ma anche bimbi che non possono stare con i loro genitori o che sono stati abbandonati.
Ecco, io, quando saluto Francesco dicendogli "Ciao amore, ci vediamo oggi", vorrei allungare la mano e dare una carezza anche a quei bambini. 
Lo so, cado nel patetico, ma a me dispiace.
Perché la mattina, i bambini, si svegliano che sono profumati e poi vogliono un bacio. Non hanno voglia di fare niente perché devono andare a scuola. 
La mattina, i bambini ti raccontano i loro sogni e i sogni sono segreti importanti da custodire, non si possono dire a tutti. 
La mattina, i bambini hanno la cartella che pesa e devono anche salire sul pulmino. Spesso inciampano.
A volte li vedo tutti insieme, che vanno a fare una passeggiata con le ragazze che a turno lavorano lì. Sono di tutte le età, alcuni neonati. E a me viene da piangere.

lunedì 29 aprile 2013

Di caban e altri fatti di primavera

E' da molto che non parlo di moda, trascinata dai tanti progetti che sto costruendo. Ho realizzato, però, che fa parte di quello che sono, non solo del mio lavoro: quella moda che va oltre le sfilate e le tendenze e prova a far parte di una filosofia di vita: quella, semplicemente, del sentirsi bene, del volersi bene.

In questi giorni piovosi apro l'armadio e sogno abiti a fiori contornati da svolazzanti cardigan di cotone. E invece devo aggiungere strati su strati e continuare a rinchiudermi in qualcosa di protettivo, dalla pioggia e dalle temperature ancora frizzanti.
Beh, io questa primavera avevo voglia di archiviare per un attimo i giubbini corti che infestano (letteralmente) il mio armadio e coprirmi con un capo più elegante e prezioso nella sua estrema semplicità, il caban.
Lo porto con le sneakers (e jeans o pantaloni alla caviglia) e, se la pioggia mi darà tregua, lo metterò con le espadrillas.


E' blu, il colore perfetto, che dice: "Sono semplice, basico, non ho fronzoli, ma sono forte".

Negli ultimi mesi il Moschettiere mi prende in giro per questo concetto del pulito, basico, lineare, che sembra che io metta ovunque - senza accorgermene, giuro!
Ma questa, in effetti, è la mia filosofia.

In giardino, però, è tutto diverso. Il basico e il pulito degli spazi formali non mi appartiene e mi lascio trasportare dalla spontaneità e dalla naturalezza dei campi, aggiungendo piantine nelle aiuole che tra poco esploderanno. Ecco, lì voglio il casino. Un casino giusto, un casino naturale, non disordinato (c'è una sottile differenza, ma è fondamentale).
Francesco cresce, ormai sceglie le piante che considera sue e le controlla, assicurandosi che abbiano acqua e che i germogli siano ancora sui rami. Gli piace lavorare in giardino, ma anche per il giardino.

E poi vorrei dirvi dei miei progetti, ma è ancora presto. Spero che mi aspettiate.

domenica 21 aprile 2013

Racconti al ritorno dalla città delle luci e delle chiacchiere

Torno da Parigi e penso che sia stato bello, sí, tornarci in modo diverso e dopo tanti anni in cui la mia vita è cambiata in modo radicale e i viaggi hanno assunto un significato completamente diverso.
A volte parti con persone che conosci da anni e la vacanza non funziona. Perché non è detto che certe affinità si confermino lontano da casa e dalle abitudini. E altre volte, invece, scatta quella cosa chimica che è la stessa che si accende quando certi colori si mischiano armonicamente e con una grazia sottile oggettivamente bella.
Poi incontri qualcuno che sa quasi tutto di te e ti accompagna negli anni di una scrittura un po' pubblica ma anche molto privata e sei contenta di vedere il suo volto e di dire grazie per tante attenzioni non scontate nei confronti di una storia, ma anche dei sentimenti.
Il lato culturale non è stato minimamente considerato questa volta. Volevamo - e abbiamo - visto e assaporato la città come se fosse nostra, come se non fossimo turiste, aiutate anche dal fatto che tornando a casa la sera trovavamo una piccola casa deliziosa e non una camera d' albergo.
Beh, ho la nostalgia. E guardo e riguardo il mio polso dove ora sta un piccolo bracciale che, per me, è un po' il succo di questi giorni. Dice, infatti, "Grace and peace".
















giovedì 18 aprile 2013

Tutto questo verde

Dicono che da domani ricominci a piovere. Nel frattempo, le temperature sono quasi estive, il sole è rosso rosso, di primo mattino e noi possiamo pranzare nell' erba.
Sulle rose sono spuntati i primi boccioli, i bambini giocano a calcio in canottiera, io indosso sandali, i ciliegi sono in fiore, le agnelline crescono velocemente e i bulbi danno il loro spettacolo più bello.
A volte ricordo a Francesco che il mio amore per i fiori non supererà mai quello che provo per lui e che tutto quello che sto facendo è per noi e non solo per me, come anche le battaglie che sto combattendo (pacificamente) e la testardaggine nel mantenere questo spirito di resilienza che ho acquisito come giardiniera della terra in cui vivo.
Sento che tutto questo verde non può che fare bene a Francesco, a me, a tutti.

 (Qui trovate le indicazioni per creare con il pongo queste decorazioni da mettere nei vasi)





martedì 9 aprile 2013

Per far felice

Far felice chi ti sta accanto non è sempre facile, soprattutto se si ha a che fare con un bambino di quasi sette anni che, come tutti i suoi coetanei, è avanti di almeno cinque anni rispetto a come eravamo noi alla sua età e per questo si trova in una fase di - diciamolo - preadolescenza.
Francesco è un bravo bambino, sarei ingiusta se mi lamenetassi. Ultimamente, però, è diventato complicato gestirlo e, soprattutto, gestire le sue richieste. 
Premessa: solo le mamme di coetanei maschi di Francesco possono capire le prossime righe. 
E' sottoposto, come tutti, a mille impulsi e provocazioni e credo sia normale che ci caschi. Detto questo, il fatto che - come dice lui - la sua felicità dipenda da un mazzo di carte dai nomi improbabili mi fa pensare. 
Ho sognato Barbie luce di stelle per notti intere prima di averla e quando andavo all' Upim con mia mamma stavo lì a fissarla e a desiderarla come se fosse l' ultima cosa sulla faccia della Terra...ma nulla, questa Barbie mi arrivava solo ed esclusivamente per il compleanno o per Natale.
Tenevo il muso, qualche volta, come penso facciano tutti i bambini. E me lo ricordo anche, perché avevo una rabbia dentro per non poter ottenere una cosa che a me sembrava così facile darmi, che è come se sentissi ancora quella sensazione che sentivo scendevo le scale dell' Upim e andavo con mia mamma nel reparto abbigliamento, dove lei gurdava guantini e calze velate.
Dio mio, scritta così sembro la bambina della canzone tristissima che mi cantavano da piccola, quella della bambina infelice che rimproverava la mamma di non comprarle mai niente e di pensare solo a lei. Era per dire che davvero ci stavo "male", come penso ci stia "male" Francesco ora, per quei cinque minuti in cui non esiste nulla al mondo se non quel nuovo mazzo di carte.
Beh, io ho deciso di non cedere e di accontentare le sue richieste cercando di usare il buon senso e di ignorare le sue provocazioni quotidiane. 
Di certo, se ho un' aspettativa da riporre in mio figlio, è che non diventi un ragazzo - e un uomo - a cui tutto è dovuto e che non abbia le palle per ottenere con intelligenza, costanza e impegno ciò che desidera, qualunque cosa sia. Per questo, sto sfidando le terribili minacce dei pacchetti di carte appesi nelle edicole e quelle dei bambini che hanno invece ottenuto centinaia di carte nel giro di poche settimane. Sta diventando un' impresa epica.
Comunque io - sarò una mamma terribile, cattivissima - non cederò. 
D' altronde, quando riesco a distrarlo da tutto questo, Francesco sa fare cose meravigliose.

(per avere il tutorial della ghirlanda, cliccate qui)

venerdì 29 marzo 2013

Ultime dalla giungla

Direi che "giungla" è il termine più datto per definire la nostra casa in  questo momento. Un po' perché piove da giorni tipo Vietnam e sembra di stare nella stagione delle piogge (anche se un detto locale dice "Il Monferrato, o troppo asciutto o troppo bagnato" e quindi credo sia normale), un po' perché, come ogni tanto succede, i nostri animali ci stanno tenendo impegnati facendo accadere cose che succedono solo nella giungla. Ma andiamo con ordine:
  • Qualche settimana fa sono nate due agnelline gemelle e le abbiamo chiamate Rosa e Dalia (o meglio, IO le ho chiamate Rosa e Dalia);
  • Tosca si è rivelata molto gelosa. Direi anzi estremamente gelosa, come una bambina;
  • Qualche giorno fa un altro agnellino è spuntato dalla casetta (mentre il suo gemello è stato trovato morto) ma da subito abbiamo notato che era molto debole;
  • Due mattine fa abbiamo trovato Tosca che si mangiava pacificamente l' agnellino. Non sappiamo ancora se è morto prima e lei ha pensato di finirlo o se l' ha ucciso lei. Possiamo dire a discapito di Tosca che non ci sono segni di lotta con le altre pecore (che avrebbero sicuramente difeso il piccolo nel caso della seconda ipotesi).
  • La testa dell' agnellino non si trova, mentre la sottoscritta ha trovato una zampina sul terrazzo.
A Francesco, ormai, scivola tutto di dosso, come a me del resto. Peccato non mi capiti con le persone. 
Pasqua è ormai alle porte ma questo tempo autunnale non ci aiuta a goderla fino in fondo. Io e Francesco, però, non rinunciamo a decorare la casa e, non ancora stanchi di avere molti animali, ne abbiamo creato persino uno da lasciare in casa :)
Nel frattempo, i miei progetti aumentano, come crescono i contatti, i giri di persone, le cose a cui pensare, i giardini da inventare, le donne da vestire perché si sentano più belle ;)
Auguri, di cuore.

domenica 17 marzo 2013

Racconti al ritorno dalla città eterna

Non andavo a Roma da sette anni, da quando avevo Francesco nella pancia. Quella volta era stata una faticaccia: il mio collega romano mi aveva portata a destra e a manca e di locale in locale, ignaro del mio pancione e, soprattutto della mia impossibilità di bere alcolici.
Anche questa volta è stata una bella maratona (anche nel senso proprio del termine, visto che oggi c' era davvero la maratona di Roma), ma come sempre estremamente ricca sotto tanti aspetti. Continuo a pensare di essere fatta per vivere al sud del mondo, in quei posti dove le persone si fanno sentire.
Francesco era disorientato all' inizio, ma poi si è fatto trascinare da quella parlata coinvolgente.
Ne parlerò, di Francesco e Roma. E della loro prima volta.

Comunque ora siamo a casa, sommersi dalla neve, nella nostra veranda sulle colline.
Aspettiamo la festa del papà e vi regaliamo una piccola idea per fare felici i vostri. Io penserò al mio e credo proprio che troverò il coraggio di chiedere a mia mamma le loro foto in giro per Roma. Così, mi è venuta voglia di vederle.